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WEC, la Ferrari d’America

  • Immagine del redattore: Matteo Landi
    Matteo Landi
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Ad Austin la Ferrari torna alla vittoria grazie ad Antonio Fuoco, Nicklas Nielsen e Miguel Molina. Il primo successo stagionale della Rossa riaccende le speranze.



C’è evidentemente un bel legame fra la Ferrari e il circuito di Austin. Nel 2024 arrivò la vittoria spartiacque della 499P gialla di AF Corse, a dimostrare che la vettura di Maranello (e Varano de’ Melegari) non solo era in grado di vincere sulla velocissima pista di Le Mans ma anche su altre tipologie di tracciati. Il Circuit of the Americas è un tracciato completo, con curvoni veloci, importanti allunghi ma anche staccate violente, con diverse altimetrie. Quel giorno il cammino delle Ferrari Hypercar si sbloccò, nel 2025 arrivarono prima un trionfo dietro l’altro, poi a tre gare dal termine, quando gli avversari tornarono a vincere, proprio sulla pista texana arrivò un bel podio ed un doppio risultato a punti (triplo, se si considera anche la vettura privata) che di fatto contribuì a riportare a Maranello un titolo atteso da 53 anni. Quest’anno Coletta e soci si attendevano un campionato più difficile, non avendo apportato sviluppi significativi alla vettura, se non adattamenti necessari per superare una nuova omologazione voluta da FIA e ACO. Ci sarà il tempo per spendere ulteriori joker di sviluppo, ed avverà in vista del 2027, quando calcherà le scene del mondiale una vettura profondamente rivisitata. Quella in corso doveva essere una stagione maggiormente equilibrata, con i rivali agguerriti, forti di prototipi rinnovati, ed una Ferrari meno dominante ma più orientata a raccogliere il massimo dei punti possibili, per difendere il titolo. Evidentemente il BoP ha giocato un ruolo determinante, considerando le difficoltà incontrate dalla 499P, ma non lo sapremo mai, vista la segretezza imposta quest’anno dalla Federazione. Dopo molti bocconi amari si stava palesando la paura di chiudere a secco di vittorie una stagione difficile ed invece Austin ha cambiato la storia del campionato della Ferrari. Ed adesso sognare è lecito (meccanismo di bilanciamento delle prestazioni permettendo).


Sprofonda la #51, riaffiora la #50


Prima la pole position, poi un avvio fortissimo di Antonio Giovinazzi, nonostante la pista bagnata che andava ad asciugarsi, hanno riacceso i riflettori della stagione sulla Ferrari. La Cadillac #38 sembrava destinata ad essere la principale rivale delle Rosse ed invece, come spesso accade, a rinvenire dalle parti meno nobili della classifica è stata la Toyota. Nel frattempo la Ferrari #51 accusava un problema durante una lunga sosta ai box, vanificando gli sforzi iniziali (chiuderanno mestamente in 11esima posizione). Con la 499P favorita attardata sembrava arrivare un altro successo Toyota, con la #7 in grado di condurre agilmente la gara davanti alla Ferrari #50. Per i giapponesi i ricordi delle loro Le Mans sfortunate sono ormai lontani, ma devono essere riaffiorati quando a circa 10 minuti dal termine la loro vettura di testa ha rallentato in preda a problemi idraulici, per poi rientrare ai box. La 499P di Antonio Fuoco, Nicklas Nielsen e Miguel Molina, meno accreditata prima della corsa, si è così ritrovata in testa. Negli ultimi minuti di corsa la sagoma della Alpine di Charles Milesi si è fatta sempre più grande, ma Nielsen è riuscito ad aggiudicarsi un successo che riporta il sereno nel team. La strada resta terribilmente in salita ma lo spirito adesso è diverso. Earl Bamber, Jack Aitken e Sébastien Bourdais, su Cadillac, secondi classificati dopo la penalità subita dall’equipaggio Alpine composto da Charles Milesi, Ferdinand Habsburg e António Félix da Costa (terzi), sono lontani dalla vetta della classifica mondiale. Robin Frijns e René Rast, su BMW, nonostante il brutto risultato conseguito sul tracciato americano (12esimi, insieme a Sheldon van der Linde) comandano a quota 75 punti, appaiati da Mike Conway, Kamui Kobayashi e Nyck de Vries. Il problema accusato dalla Toyota di questi ultimi testimonia che il campionato resta aperto, a tre gare dal termine. Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi e James Calado sono l’equipaggio Ferrari più alto in classifica (a quota 58), ma i vincitori della gara texana adesso si sono fatti sotto, a soli 4 punti di distacco. Discorso diverso per il trio della Ferrari gialla #83, reduci da un 13esimo posto che realisticamente distrugge ogni loro speranza. Le note positive per il Cavallino Rampante arrivano anche dal mondiale costruttori: i 114 punti del terzo posto permettono al glorioso marchio italiano di affrontare il finale di stagione con delle ritrovate speranze.


LMGT3: Mattia Drudi trova il successo!


Fra le GT è arrivato il primo tanto atteso e meritatissimo successo nel WEC dell’italiano, classe 1998, Mattia Drudi. La classe ed il palmarès del pilota originario di Napoli testimoniano la grandezza di uno dei migliori talenti delle corse a ruote coperte. Insieme a lui hanno trionfato Zach Robichon e Ian James, al volante della meravigliosa Aston Martin del team Heart of Racing. La migliore Ferrari 296 è stata quella condotta da François Heriau, Simon Mann e Alessio Rovera, quarta. Forti di una stagione costante che li ha visti andare sempre a punti dovranno però cercare di salire finalmente sul podio se vorranno tenere vive le loro speranze iridate.


 
 
 

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