Kimi Show!
Antonelli strepitoso: da 19esimo a primo! Kimi è il primo italiano a vincere a Monza dal 1966. Russell demolito. Ferrari: il Cavallino è mancante.

Era dal 1966 che un italiano non trionfava a Monza. Allora per il nostro paese fu un successo totale, con Ludovico Scarfiotti vincente al volante di una Ferrari. Non è colpa di Antonelli se non guida una Rossa, ma è merito del bolognese guidare una Mercedes come solo lui sa fare tanto da ridimensionare Russell, che adesso si starà chiedendo se arriverà mai la sua occasione. Questa Mercedes è spiazzante, imbattibile, almeno su una pista ultraveloce come quella di Monza. Ma vincere partendo dalla diciannovesima (!) posizione non era affatto scontato. Ed avere la meglio sul compagno di squadra scattato dalla prima fila sembrava una missione impossibile. La parte di Tom Cruise, pronto ad abbattere ogni ostacolo, in Brianza l’ha interpretata questo pilota classe 2006, il più giovane in grado di trionfare nel Tempio della Velocità. In prova era stato sacrificato dalla squadra, messo a disposizione di Russell. Kimi ha svolto le intere qualifiche con il solo obiettivo di aiutare il compagno fornendogli la scia, come fanno i gregari nel ciclismo. Antonelli sapeva di non poter ambire alla pole position, e che sarebbe partito dal fondo della griglia a causa delle penalità derivanti dalla sostituzione sulla sua vettura del motore endotermico, dell’energy store e della centralina. Chissà cosa deve aver provato Russell quando in qualifica, nonostante tutte le facilitazioni del caso, è stato battuto da Gasly, quest’ultimo al volante di un’Alpine con la stessa motorizzazione dell’inglese. Chissà quali saranno i sentimenti dell’esperto pilota Mercedes adesso, battuto dal suo rivale per il titolo, quel giovane italiano che avrebbe dovuto accudire. Ed invece il pulcino, agli occhi di Russell, sta assumendo sempre più le sembianze di un lupo mannaro. Alzi la mano chi oggi davvero credeva in un successo di Antonelli. Almeno prima dello schianto di Leclerc contro le barriere dopo pochi chilometri di gara. L’interruzione della gara derivante dall’incidente della Rossa ha permesso ad Andrea Kimi di guadagnare rapidamente diverse posizioni, ma il grosso dell’impresa se l’è costruito da solo. Un sorpasso dopo l’altro, con una strategia tutta all’attacco che non prevedeva errori o contrattempi. Dal podio ha osservato una marea di tifosi dal colore diverso da quello della sua Mercedes gioire per lui. Congratulazioni AKA.
Cavallino Mancante
Questo weekend la Ferrari ha celebrato i trent’anni dalla prima stagione di Schumacher con il team di Maranello. Una livrea dedicata sulla vettura e sulle tute, Leclerc ha indossato quasi una replica di uno dei caschi del Campionissimo. Il primo anno con il Cavallino Rampante non fu tutto rose e fiori per il tedesco: la vettura non era affidabile, l’aerodinamica era quella di una Multipla (è un’esagerazione ovviamente, ma rende il concetto), e solo l’ex pilota Benetton riusciva a domarla in controsterzo, arrivando persino a vincerci tre gare, di cui una proprio a Monza. Oggi Leclerc non è riuscito ad emulare il sette volte iridato: una sbandata terribile alla Alboreto si è trasformata in un brutto schianto contro le barriere. La notizia positiva, quella che più conta, è che il monegasco è uscito incolume dallo spaventoso incidente. Quella negativa è che questa battuta d’arresto certifica (anche se la sua stagione risultava piuttosto compromessa) la fine di ogni sua lieve speranza mondiale. Prima del fattaccio Charles si era reso protagonista di una manovra opinabile ai danni di Hamilton. All’uscita della prima variante, subito dopo la partenza, i due si sono ritrovati appaiati e l’inglese è stato accompagnato nella ghiaia dal compagno di squadra. La storia della gara lascia intendere che comunque non sarebbe arrivato un podio, ma quello che fa più male, oltre al vedere una Ferrari così zoppicante, è la totale mancanza di collaborazione fra i due piloti, con Leclerc più colpevole di Lewis. La Ferrari oggi sapeva che sarebbe stata dura: nonostante una power unit evoluta è ancora evidente il deficit di cavalli che patisce nei confronti di Mercedes e Red Bull. In condizioni di difficoltà ci si attende una squadra unita, compatta, pronta a recuperare più punti possibili, in attesa di piste più favorevoli alle caratteristiche della SF-26. Non una lotta fratricida. Troppe volte sentiamo Vasseur e soci esaltare i punti di forza, poche volte la squadra fa davvero autocritica. Il tempo delle scuse è finito: se Mercedes vince è anche grazie al peso politico che ha saputo guadagnarsi, se il team anglo-teutonico svetta ancora, dopo un altro cambio regolamentare, è perché ha saputo anche scegliere gli uomini migliori, vedi la presenza di Simone Resta sul podio monzese, spesso “scarti” di un Cavallino (poco) Rampante che sembra vivere alla giornata. Per costruire i successi serve una squadra, per costruire una squadra servono pazienza e duro lavoro. Ci aspettiamo meno parole, meno feste, e più concretezza. Uscire da Monza con un misero sesto posto in alcune circostanze è accettabile. Non da questa Ferrari, quella dei proclami. Certamente non ha onorato nel migliore dei modi il ricordo di Monza 1996.
Gasly, il miracolo del sabato resterà per sempre
Al termine delle qualifiche è scoppiato il boato nel box Alpine. Gasly, mesi dopo, perde il podio di Monaco, riconsegnato ad Hadjar dalla Corte d’Appello. Poco male, il francese rialza la testa ed artiglia la sua prima pole position, sulla pista in cui vinse nel 2020 al volante di un’AlphaTauri. Era dal 1997, sempre a Monza, che un francese (Alesi su Benetton) non faceva registrare il miglior crono in qualifica. In gara Pierre ha fatto quel che ha potuto, evitando battaglie inutili. Il settimo posto finale non rende merito ai suoi sforzi ma permette all’Alpine di accaparrarsi altri punti, arrivati anche dalla buona nona posizione di un Colapinto pasticcione. Il buon, ma non irresistibile, risultato della domenica non scalfisce quanto fatto al sabato: la prodezza di Gasly è storia!
Grazie Antonelli, che copri le storture di questa F1
Merita una breve riflessione l’incontro fra questo regolamento e la pista più veloce del mondiale. Prima della gara c’era chi pensava che avremmo visto vetture sfrecciare a 400 km/h, e chi credeva che invece la corsa avrebbe rappresentato il punto più basso di questa Formula 1. Il Circus ringrazia Antonelli, la sua bellissima storia, la sua grande impresa. La gioia per il successo del bolognese, che non trova antipatie, tuttavia non può far passare del tutto in secondo piano certe aberrazioni. Nel Tempio della Velocità abbiamo assistito a camera car tagliate, a dati frammentari, a una regia televisiva approssimativa, per dirla in parole povere: all’alterazione della verità. Vetture senza potenza a metà rettilineo, velocità di punta indegne, più basse di quelle registrate su piste lente nelle quali il recupero di energia è però di più facile gestione. Tutto questo è stato quanto non hanno voluto mostrarci.
Al termine di una Monza ricca di emozioni resta dunque anche dell’amarezza. Si spera che i padroni del vapore sappiano quello che stanno facendo: intanto nei prossimi anni cambierà il rapporto fra potenza elettrica e quella derivante dal motore termico. Una parziale ammissione di fallimento.



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