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Ancora Lando!

Immagine del redattore: Matteo Landi
Matteo Landi
23 ago
Tempo di lettura: 5 min

In Olanda vince l’inglese grazie, anche, ad una McLaren tornata fortissima, almeno nelle sue mani. Antonelli, secondo, annichilisce Russell, terzo. Ferrari giù dal podio.



Mai dare per spacciata questa McLaren. I campioni del mondo in carica sono tornati, la vittoria di Budapest non è stata una classica rondine che non fa primavera. Se non avessero gettato al vento alcune gare ad inizio stagione, quando stentavano a comprendere l’utilizzo ottimale della power unit, adesso sarebbero lassù, a contendere il primato alla Mercedes. Ed invece Antonelli può gestire un cospicuo vantaggio di punti ed accontentarsi di un secondo posto, zittendo un Russell tornato in forma ieri, quando ha vinto la Sprint, ma sottotono oggi, quando è rimasto lontano dalle performance del compagno di squadra. L’inglese è stato inoltre obbligato a lasciare la seconda piazza al bolognese, altro smacco che sicuramente avrà intaccato il suo morale, essendo evidente la differenza di velocità fra i due. Adesso sono due le vittorie consecutive del team papaya e, se la McLaren continuerà con questo passo, presto il team di Toto Wolff potrebbe iniziare a puntare su un solo pilota. La minaccia Norris è lontana ma il rischio che il gran tifoso di Valentino Rossi possa diventare un fastidioso pungolo per il leader del mondiale non è remoto, dovesse Antonelli accusare altri passi falsi. Norris è cresciuto, nella seconda parte dello scorso campionato ha sovrastato il compagno Piastri, e ora sembra un altro pilota: con il primo mondiale in saccoccia viaggia a mente sgombra e solo lui conosce veramente i suoi limiti. Oggi ha azzannato la gara nel momento più opportuno, beffando prima Antonelli e poi Hamilton, involandosi quindi verso la vittoria. Se la grandezza di Norris si vede dal confronto con la velocità espressa dal compagno Piastri, giunto al traguardo ad oltre 30 secondi dal team mate, è giusto che tutti covino una certa preoccupazione. Queste sono le impressioni odierne, che tuttavia potrebbero cambiare rapidamente: poche gare fa la Ferrari vantava due vittorie su tre gare, fra il GP di Barcellona e quello di Silverstone, ed ora è reduce da due corse di fila senza podio. Siamo solo all’inizio di un ciclo tecnico in cui gli sviluppi possono consentire grandi passi in avanti e tutto può succedere.


Leclerc, che sorpassi! Il bottino però è magro


Il weekend della Rossa è stato votato allo spettacolo più che alla sostanza. Leclerc è stato il più grande “sorpassatore” della due giorni di gare, regalando azioni da urlo. Se ieri nella corsa breve era riuscito almeno ad artigliare un buon secondo posto oggi non è riuscito ad andare oltre alla quinta posizione. Hamilton è passato dal misero settimo posto della Sprint al comunque non soddisfacente quarto della gara principale. La Ferrari ha mostrato un ottimo ritmo ma all’interno di una competizione che si fa è fatta veramente serrata ogni piccolo passo falso può comportare non solo la sconfitta ma anche un mancato podio: considerando il ritorno della McLaren la lotta non è più a due squadre ma a tre. A Maranello hanno trovato la quadra in gara, almeno su certe piste, ma non nell’intero weekend. Svanito il vantaggio della miglior prestazioni in partenza, di inizio campionato, i secondi di fermo in griglia che consentono alle vetture di portare nelle condizioni ottimali le varie power unit e annullare il turbo-lag sono comunque rimasti (Vasseur e soci avrebbero dovuto alzare la voce e far valere il loro peso politico?), e quindi adesso che tutte le monoposto scattano più o meno bene la qualifica è tornata ad essere decisiva. Ed è proprio nelle prove ufficiali che Leclerc e Hamilton non riescono ad eccellere, a causa di una vettura che in qualifica non sa a sfruttare nel modo ottimale le gomme. In gara invece la storia è diversa ma scattare dalla quinta e sesta posizione, come oggi, è certamente un handicap difficilmente annullabile, considerando anche il gap che ancora esiste in termini di potenza massima e di sfruttamento dell’energia. Fra due settimane a Monza sarà tempo di giudizi definitivi per questa Formula semi-elettrica e per una Rossa che potrebbe patire, e non poco, un’evidente mancanza di potenza. Nel finale della gara odierna Hamilton aveva la chance di passare un Russell in difficoltà ma nel rettilineo principale (a discolpa della Ferrari va detto che a Zandvoort le possibilità di sorpasso sono limitate) il ferrarista riusciva a guadagnare solo un paio di decimi, nonostante la scia e la potenza extra consentita dall’overtake mode. Se il podio è svanito per un soffio su un tracciato considerato favorevole alle caratteristiche della Rossa, in Brianza, considerando le caratteristiche della pista, i piloti della Scuderia sanno già che limitare i danni sarà il loro unico obiettivo, salvo inaspettate sorprese.


Verstappen saluta il suo pubblico con uno schianto


In Olanda Hadjar si è presentato con un polso fasciato e così in Red Bull è stato sostituito da Lawson, il cui sedile in Racing Bulls è stato preso dal rientrante Tsunoda. Entrambi i piloti hanno brillato: il neozelandese si è qualificato per la gara domenicale ad un solo decimo dal quattro volte iridato Verstappen, ed è passato sotto alla bandiera a scacchi in una buona settima posizione, mentre Tsunoda non è riuscito ad artigliare la zona punti ma ha comunque sovrastato un Lindblad incline all’errore. Sulla pista olandese il bottino del gruppo Red Bull però è risultato amaro. Verstappen si è dovuto accontentare di un sesto posto nella Sprint, per poi salutare il suo pubblico con uno schianto terribile al termine del primo giro della corsa domenicale. Max sta bene e questa è l’unica nota positiva per i tanti tifosi accorsi sul circuito che abbandona il Circus. Un altro grande tracciato che se ne va, a fronte di alcune piste insulse che rappresentano, purtroppo, il futuro di questa F1. Peggio di Red Bull è andata a Racing Bulls: la squadra faentina lascia il Nord Europa con uno zero in casella. In classifica resta sesta ma Alpine le soffia sul collo grazie al punto conquistato oggi da Gasly, e quello artigliato dallo stesso francese nella corsa di ieri. E forse la ex AlphaTauri dovrà preoccuparsi anche delle performance di Audi e Aston Martin.


Sorridono Audi e Aston Martin


Nel complesso la stagione è ovviamente estremamente deludente, almeno fino ad ora, per Aston Martin. Provate a pensare se Newey fosse finito a Maranello: avremmo accettato una Ferrari che gioisce per un nono posto? Nelle altre squadre la pressione è diversa e questo però consente un lavoro meno stressante, condizione che può rivelarsi preziosa per chi deve rincorrere. Il geniale progettista ha sbagliato il progetto ma adesso sta rimediando ed il recupero è prodigioso, almeno con la vettura nelle mani di Alonso. Lo spagnolo rivede la luce entrando in zona punti. I due presi oggi non derivano dalle disgrazie dei rivali e parte del merito va anche ad una rinvigorita power unit Honda, seppur ancora lontana dalle migliori. Audi ha fatto meglio di loro e con Hülkenberg può festeggiare un altro arrivo in top ten. L’ottavo posto del tedesco consente alla compagine di Mattia Binotto di guardare al futuro con ottimismo, consapevole che la strada intrapresa è quella giusta.


 
 
 

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