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Kimi sul tetto del mondo!

Immagine del redattore: Matteo Landi
Matteo Landi
2 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Antonelli conclude il GP di Città del Messico in terza posizione ed è il primo italiano a vincere il titolo dal 1953! La Ferrari è seconda con Hamilton e quarta con Leclerc, ma che spreco!



Piange, poi scende dalla sua vettura, pronto a condividere il podio con Verstappen e Hamilton. Dodici titoli mondiali in tre, uno dei quali arriva a conclusione di una lunga traversata del deserto, grazie ad un bolognese, il più giovane pilota a vincere un mondiale. Kimi Antonelli succede ad Alberto Ascari, l’ultimo italiano a conquistare il campionato prima di lui. Corre il 1953, anno in cui: viene trasmessa la prima telecronaca della nazionale di calcio, viene inaugurato lo Stadio Olimpico di Roma, Fausto Coppi diventa campione del mondo di ciclismo su strada, ed un italiano, appunto, vince in F1, al termine di un periodo d’oro per i piloti tricolori. Kimi Antonelli spezza una maledizione che sembrava destinata a durare a lungo. A compiere il miracolo ci provò Michele Alboreto, nel 1985, ma la Ferrari decise di cambiare il fornitore di turbine, a campionato in corso, consegnando il titolo al rivale Prost. Anche allora la Rossa a volte sbagliava, anche se mai come quella di oggi, ma questa è un’altra storia. Ebbe la grande occasione Patrese, nel 1992, ma a bordo di una vettura come la sua, una formidabile Williams, correva un certo Mansell, e quindi per l’italiano arrivarono solo soddisfazioni di tappa. Doveva avere vita dura anche Antonelli, compagno di un Russell (solo sesto in Messico) che avrebbe dovuto vincere a mani basse, forte di un’esperienza che avrebbe dovuto costringere Antonelli a correre da scudiero, da buona spalla. Invece Kimi ha bruciato le tappe. Al secondo anno di F1 già raggiunge quell’obiettivo a cui tutti i piloti ambiscono. Precoce come Jacques Villeneuve, in termini di esperienza al volante di una vettura della massima Formula, più di chiunque altro in termini di età. La vittoria di Kimi è anche il successo di Wolff, il top manager che ha sempre creduto in lui, da molto prima che tanti, quasi tutti, salissero sul carro del vincitore. 10 e lode, Andrea, e 10 e lode, Toto.


Ferrari, un’occasione sprecata


In Messico Antonelli ha corso pensando al bottino grosso, accontentandosi del terzo posto, lasciando gli altri scannarsi per quello di tappa. Fra duelli, incidenti, safety car, ed addirittura una bandiera rossa, si sono consumate situazioni drammatiche. Per la Ferrari questa era l’occasione d’oro per tornare al successo, ed invece nell’arco di poche centinaia di metri si è consumato un vero e proprio disastro sportivo. Quando a Maranello hanno accolto Hamilton sapevano di avere costruito una coppia potenzialmente esplosiva. Se già avevamo assistito a qualche scaramuccia, quest’ultima gara potremmo definirla come la pietra tombale della buona relazione fra i due piloti del Cavallino Rampante. Al termine delle qualifiche, dopo aver colto la sua prima pole position in Ferrari, Hamilton era la migliore versione di se stesso: solare, ben disposto verso il proprio team, e positivo nei confronti del futuro. In gara, dopo poche curve è esploso di rabbia, subito dopo aver duellato con Leclerc. La lotta, accesa da un attacco avventato di Leclerc, si è rivelata fratricida, tanto da consegnare le chiavi del successo a Verstappen. Il monegasco ha, infatti, dovuto scontare una penalità, mentre per Lewis la gara si è rivelata in salita, eternamente negli scarichi di una Red Bull insuperabile sul dritto. L’olandese non ha concesso il minimo varco all’avversario, guadagnandosi un altro bel successo, mentre in Ferrari non possono che continuare a leccarsi le ferite. Vasseur può gioire per i passi avanti compiuti dalla squadra di Maranello, in grado di sviluppare nel migliore dei modi una vettura che per essere regina in pista avrebbe bisogno del pieno sostegno dei piloti e degli strateghi. Tuttavia il boss francese dovrà iniziare a farsi un esame di coscienza, se è vero che i galli del suo pollaio sembrano tutt’altro che abilmente gestiti. Il secondo posto colto in Messico da Hamilton è un bottino che non può far gioire i tifosi del Cavallino, ben che meno il quarto difeso con i denti da Leclerc. La fortuna di questa Rossa è che l’Italia intera adesso non può che essere distratta dal successo incredibile artigliato da Antonelli.


Cadillac e Aston Martin: che disastro!  


Se per la Rossa è arrivata un’altra delusione sportiva, nel paddock c’è chi sta sicuramente peggio. Ci sono piloti che infatti stanno correndo su vetture pericolose, ampiamente al di sotto degli standard qualitativi che imporrebbe questa F1. Bottas è sceso scosso dalla sua monoposto, dopo alcuni minuti passati seduto all’interno di una vettura distrutta da un incidente innescato “dall’esplosione” di una sospensione, avvenuta in un rettilineo da ben oltre i 300 km/h. La Cadillac continua il suo processo di apprendistato, ma c’è da chiedersi se gli americani abbiano compiuto il passo più lungo della gamba, entrando nel Circus. Prima il nome Andretti, con il quale il team avrebbe dovuto correre, poi quello di un colosso automobilistico, c’erano tutti i motivi per credere che avrebbero ben figurato, con i limiti del caso. Ed invece si stanno rivelando come una delle due più grandi delusioni. L’altra è l’Aston Martin: Alonso e Stroll sono stati costretti al ritiro dopo pochi chilometri. Con l’arrivo di Adrian Newey avrebbero dovuto dominare il mondo, ed invece si ritrovano sotto i riflettori solo a causa dei nervosismi del loro pilota di punta.


 
 
 

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