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F1, Singapore: il ruggito di Max

Immagine del redattore: Matteo Landi
Matteo Landi
6 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Verstappen vince anche nella Città del Leone. Leclerc ottiene un buon secondo posto, mentre Hamilton sbaglia e si deve accontentare del sesto. Antonelli, terzo, è ad un passo dal sogno.



Neanche due mesi fa Verstappen e Red Bull annunciavano il rinnovo fino al 2030 del loro matrimonio sportivo. In molti si chiesero cosa mai avesse offerto la squadra anglo-austriaca all’olandese per convincerlo a restare, a fronte delle prestazioni non eccezionali della loro monoposto 2026, e dopo che nel 2025 Max si era dovuto già arrendere alla superiorità della McLaren. Oggi, dopo due vittorie consecutive, nette e senza possibilità di replica per i rivali, il disegno è più chiaro: Red Bull sta costruendo un progetto serio, dopo l’uscita dal team di coloro che avevano contribuito a farlo grande (Newey, Horner e Marko, solo per citarne alcuni), ed i primi risultati importanti sono a testimoniarlo. Così, dopo un ciclo vincente, sembrerebbero già pronti a crearne un altro, se non fosse che le ultime prestazioni Mercedes sono frutto di scelte tecniche sbagliate (aggiornamenti che non funzionano) e di penalità da scontare. Nella prima parte di stagione la Ferrari sembrava l’unica in grado di ostacolare il cammino della Casa della Stella, ma le prestazioni del Cavallino Rampante sono andate in calando, mentre crescevano quelle McLaren prima, e quelle Red Bull poi. La forza della squadra abilmente condotta dall’ex ferrarista Mekies sta anche nell’avere fra le sue fila Verstappen, quattro volte campione del mondo, inarrestabile quando ha fra le mani una vettura (quasi) degna della sua classe. Se Hadjar riesce, come oggi, scattando ultimo ad arrivare decimo, nonostante la sua rincorsa fosse rallentata da un tracciato ostico per i sorpassi, allora Verstappen partendo dalla pole position non può che dominare. E così ha fatto, sia nella gara corta del sabato, che in quella principale della domenica. Russell, ieri, ha provato a contendergli la vittoria, ma la sua corsa si è spenta contro il muro dopo un errore da principiante. Oggi le Ferrari hanno giocato a due punte, ma una si è spuntata quando Hamilton ha deciso, di testa sua, di non eseguire un pit stop necessario durante una fase di Virtual Safety Car, giungendo sul traguardo sesto dopo essersi arreso negli ultimi giri a delle gomme terribilmente stanche. Sono apprezzabili le scuse giunte al suo box appena passato sotto la bandiera a scacchi, denotano la grandezza umana di un Campione. Tuttavia il suo errore ha privato la Rossa di quel doppio podio già ottenuto nella gara che meno conta, del sabato (Hamilton secondo, davanti a Leclerc), raggiungibile anche nella corsa odierna se Lewis avesse seguito le istruzioni del suo box. Speriamo che questa scelta compiuta in autonomia non sia dettata da una mancanza di fiducia nei confronti dei suoi ingegneri. La Rossa comunque sorride grazie al bel secondo posto ottenuto da un pimpante Leclerc.


Leclerc e Antonelli: entrambi hanno un motivo per festeggiare


Oltre al vincitore sono soprattutto due i piloti a gioire al termine di una corsa stancante in cui tutti hanno sofferto caldo e umidità: Leclerc e Antonelli. Il primo ritrova il podio dopo sei gare a secco, se escludiamo i risultati delle sprint. Lo fa con una gara tosta, in cui le ha provate tutte per riprendere il vincitore. Il secondo per essere vicino alla grande impresa, correndo soprattutto da ragioniere adesso che non ha bisogno di strafare. Il terzo posto odierno è il frutto di errori altrui ma anche della sua capacità, da veterano nonostante la giovanissima età, di sfruttare ogni occasione nel migliore dei modi. Se poi dovesse migliorare anche nella gestione dei track limits (a volte sembra correre su una pista tutta sua, con curve diverse da quelle affrontate dai rivali) diventerà il pilota perfetto, se al volante di una monoposto rapida e affidabile. Per il momento però non gli serve altro, se non continuare a gestire il cospicuo vantaggio nel mondiale che vanta su Russell. Anche perché il suo compagno di squadra sta facendo di tutto per facilitare i compiti al bolognese: oggi ha chiuso in nona posizione dopo essere scattato dal fondo, a causa della penalità da scontare per la nuova power unit montata sulla sua vettura, rendendosi autore di una buona gara, ma ieri ha sbagliato gettando alle ortiche la possibilità di ottenere una vittoria (seppur in una gara corta) e di ricucire in piccola parte lo strappo con la vetta della classifica. Per Antonelli ci siamo quasi, con la prossima gara potrebbe conquistare quel titolo che manca all’Italia dal 1953, ma considerando le poche combinazioni possibili è più probabile che possa festeggiare dalla gara successiva. In ogni caso, appunto, l’impresa è ad un passo!


Gli errori McLaren (sotto tono anche a livelli di performance) sono gioie per gli outsiders


Questo weekend gli errori dei piloti McLaren hanno permesso a diversi piloti di centro classifica di artigliare punti preziosi per le loro squadre. Sabato Piastri e Norris si sono scontrati (le “papaya rules”, ricordi lontani…) e così il ritiro del primo e l’ottavo posto di Lando hanno spianato la strada a Lawson, quinto, a Bearman, sesto, ed a Hülkenberg, settimo. Oggi è andata meglio per la McLaren, quarta con Norris e quinta con Piastri, ma le vetture del team condotto da Andrea Stella sono sembrate tutt’altro che irresistibili. La loro presenza in zona punti non ne ha negato l’accesso a Lawson e Hülkenberg. Il neozelandese della Racing Bulls ha festeggiato un ottimo settimo posto: la quinta posizione del suo team nel costruttori è più solida che mai. Solo poche settimane fa l’Alpine sembrava pronta a diventare il primo dei “non top team”, ed invece nelle ultime gare si è squagliata come neve al sole, lasciando al team faentino l’onore di essere il “primo degli altri”. La seconda gioia in due giorni arriva anche per Audi, grazie al suo esperto pilota tedesco, ottavo e capace di difendere con successo la posizione sul rimontante Russell. Il team di Mattia Binotto sembra pronto a ritagliarsi il suo spazio al sole, anche se la vetta è ancora lontanissima.


 
 
 

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