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WEC, San Paolo: BMW torna al successo

  • Immagine del redattore: Matteo Landi
    Matteo Landi
  • 2 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Magnussen, Marciello e Vanthoor ottengono il loro primo successo. Ferrari sorprende e va sul podio con Pier Guidi, Giovinazzi e Calado. 



Il buio accompagna il finale di una gara tiratissima, vissuta con il costante timore di quella pioggia che invece non ha mai fatto capolino sul corto circuito di Interlagos. Su un asfalto freddo si è consumata una sei ore memorabile, vissuta tutta d’un fiato. Distacchi ridotti, una serie infinita di doppiaggi da fare, per i piloti delle hypercar, e da subire, per quelli delle GT. Alla fine l’hanno spuntata per la prima volta Kevin Magnussen, Raffaele Marciello e Dries Vanthoor, e così BMW raggiunge il secondo successo stagionale, dopo quello ottenuto in Belgio dall’altro equipaggio, composto da Robin Frijns, René Rast e Sheldon van der Linde, oggi assai meno consistente e più incline all’errore. Tanto da terminare la corsa in sesta posizione, dopo anche una toccata con la Ferrari #50. In quel momento al volante di quest’ultima vi era un arrembante Antonio Fuoco, forse corresponsabile dell’incidente. All’avvio scoppiettante delle Cadillac ha risposto un Kevin Magnussen con il coltello fra i denti, autore di sorpassi rischiosi ma spettacolari. Un problema ai box ha rallentato la Cadillac #12 del poleman Will Stevens e di Norman Nato, terza al traguardo, battuta anche dalla sorprendente Ferrari di Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi. Per la Rossa è arrivato un podio che da morale. Sapere quali sono i pesi e le potenze imposte dal Balance of Performance da quest’anno non è possibile, considerando però le difficoltà incontrate lo scorso anno (la migliore Ferrari fu la #83, ottava) è lecito pensare che per la prima volta nella stagione probabilmente le vetture di Maranello hanno corso senza un’eccessiva zavorra e probabilmente non troppo azzoppate in termini di potenza. Il buon quinto posto di Philip Hanson, Robert Kubica e Ye Yifei potrebbe avvalorare la tesi. Il risultato delle 499P sarebbe potuto essere ancor più importante senza alcune sbavature che i piloti non devono permettersi, soprattutto se alla guida di una vettura inferiore sia per motivi di BoP che per mancanza di sviluppi. Con gomme fredde Calado ha colpito le barriere in uscita da un pit stop, e probabilmente senza quei secondi persi oggi Maranello avrebbe potuto festeggiare la prima vittoria stagionale. L’altro equipaggio ufficiale (ottavo al traguardo) ha subito un drive through a causa di un’infrazione, e la gialla #83 ha perso tempo tamponando un doppiato. Ed a ben guardare di sbavature ce ne sarebbero anche altre. Considerando quanto sono vicine le prestazioni delle varie vetture chi vuole lottare per il titolo dovrebbe tenersi lontano dai guai, obiettivo non ancora raggiunto dai piloti Ferrari. Continuare la striscia vincente non è utopico, ma serve più costanza. Nel giorno nero della Toyota (entrambe fuori dalla top ten) è arrivato un gran podio della Ferrari, ma la sensazione è che il bicchiere sia mezzo vuoto.


In LMGT3 vince Corvette


Pronti, attenti, via! Le Ford si scatenano, rendendosi autrici di bellissimi sorpassi, sembra il loro giorno. Poi sulla distanza ecco che fa capolino, lì davanti a tutti, la stupenda Corvette del Racing Team Turkey. La sei ore va quindi all’equipaggio composto da Charlie Eastwood, Peter Dempsey e Salih Yoluc, che batte la BMW #69, seconda, e la Porsche #92. Gara difficile per le Ferrari, con la migliore, la #21, nona di classe. 


In attesa di capire come finirà la stagione, considerando la difficile situazione mediorientale, il campionato fa adesso rotta verso il Texas. Il 6 settembre vedremo quali saranno i nuovi valori in campo, se la Ferrari potrà nutrire speranze iridate, e se Toyota saprà rialzare la testa.




 
 
 
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