F1 2026: ci siamo!
- Matteo Landi
- 10 minuti fa
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I test pre-stagionali sono alle spalle. Melbourne è vicina e con essa si dà il via alla stagione della svolta regolamentare, la più importante della Formula 1 moderna. Squadra per squadra, ecco cosa ci attende.

Nove giorni di test pre-stagionali per squadra. Non siamo ai livelli in cui il regolamento permetteva quelle prove illimitate che consentivano ad alcuni, Ferrari in primis, di girare su due o tre piste in contemporanea, quando e come volevano. Considerando però la penuria di test degli ultimi anni il ritorno ad una quantità dignitosa di prove la dobbiamo ai timori degli addetti ai lavori di fronte al nuovo regolamento, mai così rivoluzionario nella storia della F1 moderna: vetture e gomme più piccole, introduzione dell’aerodinamica mobile, dei carburanti sostenibili e soprattutto aumento dell’importanza della componente elettrica della power unit (fornisce circa il 50% della potenza complessiva), privata però della MGU-H, il recupero di energia legato al turbo. Con solo un MGU-K molto potente i piloti sono chiamati a recuperare energia appena possono: in frenata, in curva e talvolta in rettilineo.
I test invernali hanno raccolto diverse perplessità, arrivate da piloti e team principal, relative soprattutto alle nuove power unit. Abbiamo visto, come prevedibile (bastava leggere i regolamenti), vetture uscire a razzo dalle curve e gettarsi veloci come non mai in rettilineo, grazie proprio alla maggiore potenza “elettrica”, salvo ritrovarsi dopo pochi secondi con le batterie scariche e spinti dalla sola potenza del motore termico (inferiore a quella di una F2, per intenderci). Vetture che in rettilineo si ritrovano ad una velocità costante o discendente. I piloti si sono abituati a girare a marce più basse tirando i giri per recuperare energia ed aiutare il lavoro del turbo. Polemiche sono sorte anche dopo le prime simulazioni di partenza: la Ferrari aveva sollevato perplessità in merito a tempo debito ma non fu ascoltata, ha quindi sviluppato un turbo più piccolo e nessun concorrente sembra tenere il passo delle vetture spinte dalle power unit di Maranello, allo scatto da fermo. Mercedes, soprattutto, sta facendo pressioni sulla Federazione, chiedendo un cambio della procedura di partenza. Proprio quel “motorista” che ha obbligato il comitato dei costruttori di power unit a riunirsi frequentemente per capire come limitare il trucco, ormai noto e pubblico, che consente a Mercedes di sviluppare (si dice) 10 cv in più grazie all’aggiramento del limite del rapporto di compressione dei cilindri, per regolamento fissato a 16:1 (Mercedes riesce a portarlo a 18:1 a motore acceso). Se i controlli adesso avvengono a temperatura ambiente, dal primo di agosto potrebbero avvenire anche a temperature più elevate.
Non tutto quello che deriva dalle nuove regole però assume connotati negativi: senza più l’effetto suolo e con gomme più piccole le vetture sono tornate a scivolare in curva e i piloti sono chiamati a fare gli straordinari alla guida, oltre a dover gestire staccate difficili, quando non sono obbligati a fare (spesso) lift and coast. Un’altra nota positiva deriva dall’incertezza: nessuno può sapere quelle che sono veramente le gerarchie, visto quanto si sono nascoste alcune squadre durante i test, e dato l’enorme potenziale di sviluppo delle nuove vetture. Non meno interessante è il livello prestazionale delle nuove nate: sembrava dovessero andare ben più lente, ed invece l’ultimo giorno delle prove svolte in Bahrain Leclerc ha stampato un tempo di “soli” due secondi più lento rispetto alla pole position del 2025. Prestazione ottenuta in condizioni non da qualifica ma arrivata quando il monegasco ha deciso di spremere di più la propria Ferrari, stabilendo il miglior crono della sei giorni di prove di Sakhir.
Seppur con tutte le riserve del caso, che saranno sciolte solamente con le prime gare della stagione, proviamo a capire cosa ci aspetta nel campionato che scatterà con le prove libere del GP d’Australia, il 6 marzo.
Andrea Stella è stato il Team Principal più attivo nel reclamare un cambio di regole in merito alla partenza delle gare, dichiarando pericolosa la situazione attuale. Quest’inverno è stato l’unico aspetto in cui la squadra, o chi per essa, si è fatta veramente notare. Anche perché Melbourne è vicina ed i motorizzati Mercedes non vogliono essere sverniciati da chi monta power unit Ferrari, almeno in partenza. Questo è presumibilmente il vero motivo di tanta agitazione del loro boss. Per il resto i campioni del mondo in carica hanno giocato a nascondino. Fra Bahrain e Barcellona i piloti papaya poche volte hanno cercato la prestazione, o comunque non nei momenti in cui la pista sembrava pronta, per temperatura e grip, ad accogliere il tempone. Qualche problema di affidabilità si è palesato ma non dal togliere il sonno ai componenti di un’armata che aveva toccato il livello più alto con le vecchie regole e brama di ripetersi. Dalla loro hanno, oltre ad un’innegabile capacità di progettare buone vetture, una power unit Mercedes che sembra essere il riferimento della categoria, dalle potenzialità che vedremo solamente in occasione del primo weekend di gara. Con la conquista del titolo Norris ha probabilmente archiviato alcune sue debolezze, ed adesso è pronto a ripetersi. Per contro, Piastri deve ancora dimostrare di essere forte psicologicamente e di reggere la pressione che genera il correre ad alta quota, ma aver perso il titolo 2025 avrà scatenato in lui una gran voglia di rivalsa. Per status raggiunto, qualità del proprio organico, e grazie anche al motore di cui dispongono, McLaren potrebbe essere la favorita per il titolo 2026. Con certezza possiamo affermare che sicuramente correranno tra i primi.
Non sono i favoriti, a dire di Toto Wolff. Per il resto del Circus invece sono i primi della classe. Con il cambio regolamentare del 2014, quello dell’arrivo in F1 della motorizzazione ibrida, la Mercedes divenne il team da battere, proprio grazie alla potenza ed all’efficienza della loro power unit. Potrebbero ripetersi anche adesso, all’inizio di una nuova Era. Negli ultimi anni hanno perso diversi membri dal loro reparto motori, passati in Red Bull, ma non ci sono motivi di pensare che non sappiano più costruire propulsori. Ne è una riprova la trovata geniale che consente al loro motore di superare il limite del rapporto di compressione, quando acceso e a caldo. Almeno fino ad agosto la loro power unit è considerata legale, e questa è una vittoria politica della compagine anglo-tedesca: nel frattempo potranno sfruttare una maggiore potenza, derivata da un motore che rispetta le regole solo a temperatura ambiente. Poi chissà. Nei test hanno avuto qualche problema di affidabilità che ha limitato il chilometraggio di Antonelli, un vero peccato per l’italiano. Andrea Kimi, con un anno di esperienza alle spalle, è chiamato a confermare il meglio di quanto mostrato nel 2025 senza quelle incertezze frutto della giovane età agonistica. Per contro Russell è ormai una garanzia e se dovesse avere per le mani la migliore monoposto del lotto sarà il principale candidato al titolo. Il loro problema più grande, al momento, sono le partenze al rallentatore. Aspetto su cui la Federazione sta pensando a possibili accorgimenti.
Ha perso il numero 1 sulla vettura ma rimane il numero 1 nei fatti. Una delle forze della Red Bull consiste nell’aver a disposizione il miglior pilota del mondo, quel tipo di pilota che riesce a portare alla vittoria una monoposto buona ma non eccezionale. Verstappen ha dimostrato di saperlo fare nel 2025 quando, in condizione di inferiorità tecnica, ha rischiato di soffiare il titolo a Norris, nonostante quest’ultimo disponesse della vettura migliore. Wolff ritiene che la squadra condotta da Laurent Mekies parta da favorita, per quanto mostrato nelle prove invernali. Effettivamente ha del prodigioso il livello raggiunto dalla power unit Red Bull-Ford, su cui l’apporto della casa americana va poco oltre a quello economico-finanziario. Red Bull adesso fa tutto in casa, dalla vettura al motore, qualcosa che riesce a pochi team presenti nel Circus. E lo fa bene, a quanto pare. Nelle prove Verstappen è parso subito come il miglior interprete delle nuove regole, il più bravo a capire quando e come ricaricare le batterie della sua monoposto. Non è un’arte che gli piace, ma la pratica con maestria. I piloti del team anglo-austriaco non hanno mai davvero spinto, sia a Barcellona che in Bahrain, e ciò nonostante la loro vettura è sembrata una delle migliori. In Spagna Hadjar ha sbattuto contro le barriere, rallentando il processo di sviluppo della RB22: era l’unica cosa che il francese, chiamato a macinare chilometri, non doveva fare. Le colonne portanti del team non ci sono più: Dietrich Mateschitz è scomparso nel 2022, Adrian Newey è ora in forze all’Aston Martin, Christian Horner è stato costretto a lasciare la squadra nel 2025, mentre Helmut Marko, perso il titolo nel campionato scorso, si è convinto alla pensione. Nonostante tutto la compagine ha mantenuto la quadra e dovrebbe essere fra le prime della classe, almeno all’inizio della stagione che si appresta a cominciare. Verstappen è rimasto con loro, nonostante le sirene della concorrenza: al momento ha fatto la scelta giusta.
Un anno fa la squadra si giudicava pronta al grande salto: la riconquista di quei titoli che mancano dal 2007 (piloti) e dal 2008 (costruttori). L’entusiasmo per l’arrivo di Hamilton era tanto e tutto sembrava rose e fiori. Nell’arco di poche gare le rose marcirono ed i fiori si appassirono, Hamilton vinse una sprint prima di cadere nell’oblio, mentre Leclerc, ultimo ad arrendersi, riusciva ad artigliare qualche podio e nulla più. Il nuovo ciclo tecnico offre una grande opportunità alla Rossa, come a tutti gli inseguitori del 2025. Nuove regole, tutti ripartono da zero. A Maranello hanno mostrato inventiva e sulla nuova vettura si è visto un alettone posteriore con i profili che si ribaltano all’apertura (provato brevemente), ed hanno sviluppato un turbo più piccolo rispetto a quello della concorrenza che pare facilitare Leclerc e Hamilton allo start. La zampata finale del monegasco, il più veloce nelle prove del Bahrain, è incoraggiante e significa che la vettura riesce a raggiungere performance di livello. Quanto sia alto questo livello però, al momento, non possiamo saperlo: gli avversari hanno svolto programmi di lavoro diversi e qualcuno ha nascosto le proprie prestazioni. Quest’anno la squadra italiana ha adottato un profilo basso: poche dichiarazioni e tanto lavoro. Un atteggiamento radicalmente diverso da quello tenuto un anno fa, ma senz’altro giusto: il tempo delle parole deve lasciare spazio a quello dei fatti.
Hanno saltato la Shakedown Week di Barcellona, rendendosi protagonisti di una brutta figura (in)degna della peggiore Williams. Poi a Sakhir si sono rifatti ed hanno girato molto, non sfigurando. Se la vettura sarà all’altezza, con la power unit che si ritrovano dovrebbero poter confermare quanto di buono mostrato nel 2025, anno della rinascita della squadra inglese, ritornata a buoni livelli dopo aver assaggiato l’amarezza della bassissima classifica. Fare meglio del quinto posto ottenuto nella passata stagione potrebbe essere difficile: i test hanno evidenziato grandi distacchi e sembra che vi sia un solco profondo fra le prime quattro (McLaren, Mercedes, Red Bull e Ferrari, non necessariamente nell’ordine) e le altre squadre. Albon e Sainz costituiscono una delle coppie migliori del Circus, per prestazioni ed esperienza. Al momento dovrebbero essere davanti ad Aston Martin, Audi e Cadillac. Di più è impossibile supporre.
Un debuttante ed un pilota che non ha mai convinto fino in fondo, bruciato da Red Bull: i conduttori sono uno dei punti interrogativi della squadra con sede a Faenza. Per il resto la certezza arriva dalla bontà della power unit Red Bull-Ford di cui dispongono: se è vero quel che sostengono alcuni addetti ai lavori, considerando quanta differenza farà quest’anno l’avere il “motore” migliore, la Racing Bulls può aspirare ad andare costantemente a punti. Lo scorso anno avrebbero dovuto risentire dell’addio di Mekies, passato in Red Bull, ed invece Alan Permane, nuovo Team Principal, non ha fatto rimpiangere il francese, se è vero che il team è riuscito a raggiungere un’ottima sesta piazza fra i costruttori. Il risultato dello scorso campionato (il migliore dal 2021) è quanto si augurano di ripetere anche nel 2026.
Alonso ha sognato una vita di correre con una vettura progettata dal genio Newey. Ha invidiato Vettel, quando lo spagnolo da ferrarista battagliava contro l’allora pilota della Red Bull progettata dall’attuale Team Principal Aston Martin. La nuova verdona è innovativa, con delle forme che la contraddistinguono e delle sospensioni posteriori uniche. Fernando ha dunque realizzato il sogno? Corre finalmente con una vettura progettata da Newey ma attualmente l’AMR26 pare poco meglio della fallimentare McLaren MP4-18, la monoposto di Newey che nel 2003 non partecipò ad alcun weekend di gara. I problemi principali della nuova creatura del team di Lawrence Stroll derivano dai circa 4 mesi di ritardo sullo sviluppo (la nuova galleria del vento è diventata operativa ad aprile 2025), e soprattutto dal livello (basso) della nuova power unit Honda. Più che in un sogno, Alonso sembra tornato nell’incubo che ha già vissuto dal 2015 al 2017 in McLaren, quando la motorizzazione Honda lo costringeva a correre nelle ultime posizioni. Nei test la nuova creatura ha fatto pochi chilometri, spesso si è fermata a bordo pista a causa di problemi tecnici. Oltre alla poca affidabilità, la power unit giapponese pare anche poco potente. Honda è abituata a partenze difficili, per poi sbocciare alla distanza dopo lunghi percorsi di miglioramento. Alonso però non può aspettare, data la prossimità alla pensione agonistica, e la squadra rischia di vedere neutralizzare gli sforzi progettuali di Newey. Al momento Aston Martin è un team di bassa classifica.
Nelle simulazioni di partenza la nuova Haas è stata un razzo, forte della power unit Ferrari. Le qualità evidenziate negli scatti da fermo non sono però le uniche note positive per la Haas. Nei test ha girato con continuità, mostrando anche buoni sprazzi di velocità. Il team americano gode dei servigi di due ottimi piloti: Bearman (futuro titolare Ferrari?) sta crescendo ed ha sempre mostrato di essere rapido, anche se talvolta incline all’errore, Ocon resta un pilota valido anche se nel 2025 ha indubbiamente sofferto il confronto con il giovane inglese. Il francese vorrà riprendersi lo status virtuale di capitano e adesso sarà ancora più desideroso di fare bene. La Haas pare destinata alla pancia del gruppo, con qualche sprazzo prestazionale che potrebbe regalarle alcuni risultati di rilievo. Al momento attuale è impossibile fare altre considerazioni.
Eccola! Dalla Sauber è finalmente sbocciato il fiore Audi! L’ex ferrarista Binotto ha preso per mano la squadra svizzera accompagnandola alla svolta tanto attesa. La nuova R26 è stata inizialmente mostrata in una veste piuttosto convenzionale, poi durante i test ha assunto nuove sembianze. La caratteristica che più colpisce sono quelle pance laterali, dalle bocche piccole e verticali, che hanno colpito appassionati, giornalisti e addetti ai lavori. Dall’andamento dei test si evince che l’ex Sauber può stare davanti ad Aston Martin e Cadillac, probabilmente le ultime della classe, ma la vettura del marchio tedesco pare avere ampi margini di miglioramento. I piloti sono il mix ideale di entusiasmo e consistenza. Sarà molto interessante capire fino a dove il team di Binotto potrà arrivare in questa prima stagione in F1.
Flavio Briatore doveva trasformare il team, portarlo allo splendore, ed invece la squadra francese è davvero colata a picco. Per risolvere parte dei problemi la squadra è passata alla power unit Mercedes, smantellando il reparto motori Renault: come se si fosse tagliata un arto per provare a correre più veloce. La scelta ha provocato molti malumori ed infatti nel 2025 il team ha chiuso in ultima posizione, con distacco. Adesso sono al bivio: se il binomio Alpine-Mercedes funzionerà, la squadra potrebbe avere un futuro altrimenti è presumibile pensare che possa essere messa in vendita. Nelle prove pre-stagionali la nuova vettura non è andata male e Briatore crede che possano diventare i migliori degli altri, diciamo da quinto posto nella classifica costruttori. Gasly è una certezza, Colapinto un’incognita. Vedremo se riusciranno ad uscire dalle sabbie mobili.
Poteva chiamarsi “Andretti”, la politica ha deciso per “Cadillac”. La F1 è un ambiente difficile, ostile per chi prova ad affacciarsi per la prima volta. Lo ha capito la famiglia Andretti che ha permesso al team, inizialmente in sua gestazione, di trasformarsi in Cadillac, marchio ben voluto dal Circus. Presentazione in grande stile, con un spot durante il Super Bowl, tanto entusiasmo e power unit Ferrari in attesa che la casa americana riesca a produrre la propria. L’arrivo di un nuovo team è da accogliere come una novità positiva per la F1, che vede crescere il numero di vetture in griglia da 20 a 22. Adesso gli Stati Uniti hanno ben due squadre nella massima Formula. Perez e Bottas sono i piloti scelti per il debutto, la squadra ha dunque puntato sull’usato sicuro, piuttosto che sui giovani. Nel frattempo l’americano Colton Herta, classe 2000, è stato parcheggiato a fare esperienza (e per ottenere punti in Superlicenza) in F2. I tempi registrati dal messicano e dal finlandese nei test non sono stati di rilievo, anzi, spesso hanno occupato le ultime posizioni. A vantaggio della Cadillac va la disponibilità della power unit Ferrari, per il resto gli americani dovranno prendersi il tempo necessario per crescere. Anche se l’inizio non sembra dei più facili, la nuova stagione potrebbe regalare gioie per tutti, viste le incognite derivanti dal nuovo regolamento, ancora da esplorare.
Il tempo dei test è finito e a breve, da Melbourne, tutti inizieranno a fare sul serio. Chi si è nascosto sarà obbligato a scoprirsi e chissà quali nuove soluzioni tecniche vedremo durante il primo weekend di gara. Comunque vada ci attende una stagione ricca di spunti interessanti.