Antonelli, altro che l’America!
- Matteo Landi
- 20 minuti fa
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A Miami Kimi ottiene la terza vittoria consecutiva battendo il campione del mondo in carica, Norris. Ferrari, che disastro!

E sono tre! Scende dalla vettura, si lancia sui meccanici, accolto da un abbraccio collettivo e tanto entusiasmo. Alzi la mano chi avrebbe scommesso in un avvio così dominante da parte di Antonelli. L’italiano ha fatto il secondo pilota per una sola gara, quella di Melbourne, per poi lottare con Russell e adesso surclassarlo. Nella gara sprint di ieri Kimi aveva commesso diversi errori, tanto da piazzarsi solamente sesto. Nell’arco di un giorno Antonelli è riuscito a realizzare un importante reset mentale e a battere tutti. La più grande prova della sua classe l’ha data nell’ultima frazione di gara: braccato da Norris non ha fatto il minimo errore riuscendo ad amministrare un vantaggio irrisorio, ma sufficiente a non consentire al campione del mondo in carica di sferrare un attacco. Alla fine il pilota McLaren è passato sul traguardo staccato di circa tre secondi dal vincitore, abbattuto dalla superiorità del rivale. Assai peggio è andata a Russell, quarto classificato, ma avrebbe perso ulteriori punti senza le dolorose (per i ferraristi) disavventure di Leclerc, a ben 43 secondi dal vincitore. Un distacco mortificante per il pilota che avrebbe dovuto addormentare il mondiale a suon di vittorie. Quelle vittorie che sta artigliando quel giovane bolognese che sembra già maturo, in grado di tenere testa ai grandi della specialità. Toto Wolff getta acqua sul fuoco e rifiuta gli scomodi paragoni fra il suo pupillo e i grandi del passato. Il CEO Mercedes aveva difeso Kimi nell’anno del suo debutto, quando si era reso autore dei classici errori di gioventù, e lo fa adesso che Andrea ha bisogno di un’armatura per proteggersi dalle pressioni generate dal successo. Lo scorso anno Piastri sembrava destinato alla conquista del titolo, salvo crollare colpito dall’ansia di prestazione e soccombere al ritorno di Norris. La strada che porta all’iride è ancora lunga e Kimi avrà bisogno di restare concentrato sull’obiettivo, senza smarrirsi. La classifica mondiale, dopo 4 weekend di gara, lo vede in testa con ben 20 punti di vantaggio sul tramortito compagno di squadra. Sono dati concreti ma la strada è ancora lunga.
Ferrari e Red Bull: molti aggiornamenti tecnici, pochi risultati. McLaren vicina a Mercedes
Ferrari e Red Bull hanno portato negli Stati Uniti molte novità. La squadra di Maranello ha finalmente montato sulle sue vetture l’ala ribaltabile (denominata “macarena”), copiata dal team anglo-austriaco che ha saputo riadattarla per una monoposto profondamente modificata anche nelle fiancate. I frutti di tanti sforzi si sono visti, per la Ferrari, già dalla sprint del sabato, quando Leclerc è riuscito a cogliere un buon terzo posto. E per la Red Bull dalla qualifica, quando un grande Verstappen è riuscito a conquistare un’ottima seconda posizione, garanzia di prima fila nella griglia di partenza nella corsa domenicale. Il guaio per entrambe le squadre è stato che McLaren è riuscita a fare un salto in avanti ancor più convincente. Se nella gara corta Norris e Piastri sono riusciti a conquistare, nell’ordine, una bella doppietta, nella corsa odierna l’inglese è stato l’unica vera spina nel fianco del vincitore. Ed adesso i papaya sono davvero ad un passo dalle performance Mercedes.
Leclerc e Verstappen: in ogni caso, gli ultimi ad arrendersi
Eppure c’è chi non si arrende all’evidenza dei dati, soprattutto alla maggiore spinta della power unit teutonica. Leclerc è partito alla grande ed al sesto giro, al momento dell’ingresso della safety car, necessaria per rimuovere le vetture incidentate di Hadjar e Gasly, era in testa con oltre due secondi di vantaggio sul primo inseguitore. Il monegasco aveva mostrato tutta la sua intelligenza alla prima curva, quando aveva lasciato sfilare Antonelli, arrivato lungo, e messo in difficoltà Verstappen, costretto al testacoda. Un avvio da maestro reso vano dalla superiorità di potenza degli avversari. Tornati a soffiargli sul collo Norris e Antonelli si sono avventati sulla preda, che ha provato a difendersi in tutti i modi, salvo soccombere alla legge del più forte. Negli ultimi chilometri Charles ha provato a ribellarsi al destino avverso, nello specifico ad un rimontante Piastri, ma ha sbagliato, andando in testacoda, colpendo le barriere, e poi arrivando al traguardo senza curarsi dei limiti della pista. Il sesto posto ottenuto al traguardo è un bottino magro, migliore comunque dell'ottava posizione finale, frutto della giusta penalità ricevuta nel dopo gara. Un altro pilota che oggi ha venduto carissima la pelle, arrivando a scontrarsi con avversari di ogni caratura, è Verstappen. Prima lo svarione iniziale per resistere a Leclerc, poi un azzardo strategico, quindi una serie di sorpassi e controsorpassi conditi da varie ruotate. La Red Bull è cresciuta ma non abbastanza da erigersi al livello del suo primo pilota. Il quinto posto finale è un risultato che ovviamente non soddisfa Verstappen, un quattro volte campione del mondo abituato al successo (ma quest’anno masticherà spesso amaro). A proposito di campioni del mondo, peggio è andata a Hamilton: settimo ieri, sesto oggi. Prima di questo weekend sembrava rinato, ed era desideroso di tornare in macchina, pronto a farsi valere. Adesso probabilmente non vede l’ora di tornare in vacanza.
Alpine e Williams, niente male!
Osannato in Argentina, Colapinto ha finalmente mostrato che potrebbe valere (almeno in parte) la sua fama. Lasciamo perdere il contatto iniziale con Hamilton, che ha acciaccato una Ferrari già non eccellente. Franco è stato solido, veloce, in altre parole il migliore degli altri. Il risultato finale è un settimo posto che porta fieno nella cascina Alpine, arricchita anche dall'ottavo posto colto da Gasly nella gara di ieri. Il weekend americano ha regalato sorrisi anche al box Williams. Sainz, nono, e Albon, decimo, hanno consentito al team inglese di rialzare la testa, dopo un avvio di stagione decisamente difficile, preceduto da prove invernali da incubo. Fra tre weekend, in Canada, su un tracciato molto diverso da quello statunitense, vedremo se queste due squadre sapranno riconfermarsi. Nell’attesa di vedere una Ferrari più concreta, godiamoci questo Antonelli.
E mentre rileggo quest’ultima frase mi viene in mente quella voce, quel lieve difetto di pronuncia di colui che oggi, lassù o chissà dove, avrà goduto nel vedere l’impresa del suo compaesano. Rimarrai per sempre nei nostri cuori. Buon viaggio Alex.